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MARCUS and ERIKA - l'incontro


LO STREGONE NERO




A.D. 1675.

Nella foresta nera, in quella regione tedesca, confinante con la Svizzera e la Francia, la dove nasce il lungo Danubio, vi era un castello, situato su una collina aspra e selvaggia.
La notte, durante la luna piena, il castello proiettava la sua lunga ombra nera oltre la collina, fino alle prime case del villaggio che colpite dalla lunga scia nera apparivano più lugubri del castello stesso.
Nel grande castello vi abitava uno stregone.
Nessuno l'aveva mai visto, a memoria d'uomo, ma fin giù al villaggio si udiva la sua voce, somigliante alla voce cavernosa di un leone.
Nel villaggio, la sera, dopo cena, in ogni casa, ci si riuniva vicino al fuoco, dove gli anziani raccontavano avventure fantastiche di cavalieri giunti fino al villaggio per cercare di vedere lo stregone e ucciderlo per appropriarsi del castello.
Marcus, un ragazzetto di circa sedici anni, abitava con la sua famiglia in una casa, all'ingresso del villaggio, proprio dove la lunga ombra del castello appariva più scura.
Dopo aver ascoltato le storie raccontate dal nonno, Marcus si affacciava alla finestra della sua camera che dava proprio sul castello, fantasticando mille avventure all'interno di quel castello.
Una sera, verso le dieci, a Marcus accadde qualcosa di insolito.

Improvvisamente vide una luce provenire dalla finestra di una torre del castello.
La luce diventava sempre più bianca ed era indirizzata verso la sua casa, come se volesse entrarci dentro.
Ad un certo punto questa salì verso l'alto assumendo una forma umana e quasi come un fantasma, si avvicinò alla sua finestra
In pochi secondi la strana luce gli stava davanti.
Era come una grossa fiamma con sembianze quasi umane.
Piano piano cominciarono a delinearsi i contorni.
Sembrava il viso di una bellissima ragazza, molto giovane, pressappoco della sua età, con lunghi capelli biondi che scendevano sopra le spalle.
- Chi sei, chiese Marcus, un pò intimorito.


Ti prego, aiutami - rispose la giovane, - sono la figlia di quello che voi chiamate lo stregone, mi tiene prigioniera nel castello, m'impedisce di uscire, di vedere gente, di vivere la mia vita.
Marcus, meravigliato, chiese, - come posso aiutarti, non mi sembri vera.
Questa è la mia proiezione, uno dei tanti incantesimi
insegnatimi da mio padre - la sera sto sempre nella stanza all'ultimo piano della torre.
Improvvisamente la sua forma luminosa cominciò ad indietreggiare, come se fosse risucchiata verso il castello.
Aiutami - disse ancora la ragazza, mentre si allontanava, questo è mio padre che mi riporta al castello, aiuto, aiutami.
In un paio di secondi la luce ritornò al castello, entrò nella finestra all'ultimo piano e sparì.
Nel castello il padre-stregone stava all'ingresso della stanza, all'ultimo piano del castello, con le mani protese in alto e le agitava emanando una luce che avvolgeva la ragazza in quel momento distesa sul lettino.
La ragazza, ripresasi dal suo viaggio al di fuori del corpo esclamò - Papà, ti prego lasciami, non lo farò più.
- Lo sai che non devi allontanarti dal castello, e per questo devo punirti, recriminò lo stregone.
Subito dopo creò una rete di luce attorno alla figlia come una gabbia, dentro la quale, la ragazza poteva a malapena muoversi.
Lasciò la giovane lì dentro e si diresse verso le scale, si incamminò in uno scuro cunicolo in fondo al quale vi era un enorme laboratorio.
Si avvicinò ad un enorme macchina, schiacciò un pulsante e dalla macchina si aprì un vano interno, sul quale vi era disteso il corpo di un altra ragazza.
Sembrava che dormisse, in realtà era in uno stato di ibernazione.
Intanto al villaggio, Marcus, vista la ragazza allontanarsi in un lampo, ancora sconvolto, si avvicinò alla porta di casa, la aprì, e per un momento rimase sulla soglia a guardare il nero castello e alla strana ragazza che poco prima aveva chiesto il suo aiuto.
Il giovane, sempre soprappensiero, usci dalla sua abitazione, e cominciò a dirigersi verso la collina.
A metà strada, i contorni del castello si delineavano nettamente, era ancora più strano di quanto potesse immaginare e questa era la prima volta che osava salire la collina ed avvicinarsi all'edificio.

Giunto sotto il muro principale, coperto da una nebbiolina azzurrognola, alzo lo sguardo verso l'alto della torre e intravide la finestra illuminata, dove, poco prima aveva visto sparire la ragazza.
Cercò un entrata e vide il grosso portone d'ingresso, in legno massiccio, sulla cui sommità vi era una testa rassomigliante ad un enorme drago.
All'altezza dei suo occhi vi era un grosso anello battente.
Marcus, facendosi coraggio pensò che la migliore difesa era l'attacco.
Prese con tutte due le mani il grosso anello e cominciò a batterlo sulla porta, provocando dei rumori cupi.
Per un pò non si sentiva niente, poi, udì dei rumori provenienti dall'interno, come se qualcosa si stesse trascinando verso la porta.
Si allontanò dalla porta e si nascose dietro un folta siepe posta di lato al portone.
Il grosso portone si aprì, si intravide la luce interna ed una lunga ombra si proiettò ai piedi di Marcus, nascosto dietro la siepe.
Marcus seguì con gli occhi la lunga ombra fino a quando il suo sguardo si incrociò con quello del padrone di casa.
Rimase senza fiato; il viso dello sconosciuto era come quello di una grossa lucertola, dalla cui enorme bocca una lingua biforcuta tastava l'aria, come se avvertisse la sua presenza.
Marcus, seminascosto, con una occhiata furtiva vide un grosso mantello nero che gli copriva il corpo e posteriormente intravide spuntare una grossa e lunga coda squamosa.
Improvvisamente una luce rossastra avvolse il grosso lucertolone e poco dopo Marcus rimase meravigliato nel vedere che al suo posto vi era un vecchio con la barba bianca che lo invitava ad entrare.
Il ragazzo si fece coraggio, si alzo in piedi e si avvicino al canuto signore.
- Prego, disse; accomodati dentro.
Il vecchio si avvio lentamente verso l'interno del castello, seguito da Marcus con circospezione mentre osservava tutto quanto intorno a sè.
Camminarono in silenzio lungo il cortile interno.
A Marcus sembrava incredibilmente grande, tanto e non lo avrebbe mai immaginato così immenso dall'esterno.
In fondo al cortile il vecchio, giunto ad un grosso portone, lo aprì invitando Marcus ad entrare .
All'interno, si delineò qualcosa di fantastico e meraviglioso.

Un enorme stanza con alle pareti grandi pannelli luminosi dai quali poteva vedere l'esterno del castello.
Sembrava come se il castello non avesse pareti, infatti guardando meglio, Marcus, riusciva anche ad intravedere la sua casa.
Superato l'attimo di sbigottimento, Marcus, chiese al vecchio - scusate - vivete da solo, qui, in questo enorme castello ?
Il vecchio rispose - Eh, si, sono parecchi anni che abito qui sulla collina.
- Come mai in paese nessuno vi ha mai visto ? - replicò
Marcus.
E tu come mai sei venuto qui al castello ?- rispose il vecchio, cambiando argomento.
Marcus, pensando a ciò che aveva visto poco prima dinnanzi al portone ed alla ragazza prigioniera sulla torre, rispose - Giù al paese tutti fantasticano e parlano del castello, di chi ci abitasse e del fatto che nessuno avesse mai osato avvicinarsi.
- Faccio una vita molto riservata, disse il vecchio, e come hai notato, non ho bisogno di uscire per vedere la gente, mi basta guardare attraverso la pareti e volendo potrei anche vedere oltre .
Con un gesto del vecchio, davanti a Marcus, su un enorme schermo si delineò la sua casa e focalizzando l'interno , Marcus vide il padre, la madre che dormivano e la sua sorellina nella sua stanza.
- Ma com'è possibile tutto ciò, replicò Marcus, alquanto sconvolto.
- Questo è un mio segreto, ma tu avrai sonno, posso chiederti se vuoi passare la notte qui?
Marcus pensò - anche sè ho un enorme fiffa, mi conviene restare se voglio cercare di salvare quella ragazza e scoprire chi è questo vecchio.
- D'accordo.
Il vecchio lo accompagnò in altra stanza, gli indicò un enorme letto e soggiunse - vuoi che ti lasci la visione esterna o spengo la luce?
Marcus, - mi piace vedere fuori, lasciamela ancora un pò
- Buonanotte, rispose il vecchio e si allontanò chiudendo il portone alle sue spalle.
Subito dopo Marcus corse verso la porta e si accorse che era chiusa dall'esterno.
- Come mai ha chiuso la porta, pensò.
Cominciò a girare per tutta l'enorme stanza, in cerca di un eventuale uscita.
In un angolo di fronte alla porta vi era un camino.
Marcus, si avvicinò, con la testa si spinse all'interno e vide il lungo cunicolo e constatato che era abbastanza largo per una eventuale arrampicata, s'infilò all'interno e vide che il camino era pulitissimo, come sè non fosse mai stato usato, e riflettendo su questo particolare iniziò la salita.
Dopo pochi metri, vide un cunicolo laterale in fondo al quale si intravedeva una fiocca luce.
Marcus lasciò la salita e si diresse verso la luce che, man mano diventava più intensa.
Giunto quasi sul bordo, udì un sibilo fortissimo.
Sporgendosi lentamente vide un raggio luminoso che dal basso si dirigeva verso l'alto.
Marcus lo seguì con lo sguardo e vide che fuoriusciva dal tetto del castello, improvvisamente aperto, perdendosi su nel cielo.
Sotto di lui, vide lo stregone, di nuovo con le sembianze di lucertola che armeggiava intorno ad un macchinario a Marcus sconosciuto, e, davanti a lui vi era il corpo di una giovane ragazza.
Notò che il raggio colpiva la ragazza, la quale, come d'incanto diventava sempre più trasparente fino a scomparire.
Mentre era intento ad osservare, uno starnuto improvviso lacerò l'aria, e lo stregone si volse verso di lui con l'enorme bocca spalancata e la lunga lingua saettante che lo avvisava della sua presenza.
Dai suoi vitrei occhi partì un raggio che sfiorò Marcus il quale per il movimento brusco scivolò dal cunicolo e precipitò giù, ai piedi dello stregone.
Riavutosi dalla caduta, Marcus, sollevò gli occhi verso l'alto e vide di nuovo il vecchio al posto del grosso rettile, il quale, rivolgendosi al ragazzo disse - Hai fatto molto male a lasciare la tua stanza, hai visto cose che non avresti mai dovuto vedere.

Prese il ragazzo e lo immobilizzò su una poltrona.
Il vecchio si allontanò e si diresse vero la torre.
Entrò nella stanza dove teneva prigioniera la ragazza apparsa poco prima a Marcus, sciolse la gabbia di luce, prese la ragazza per un braccio e la trascinandola con sè si diresse verso la stanza dove Marcus giaceva immobile, bloccato da un anello di luce su una poltrona.
Rivolgendosi allo stregone, Marcus esclamò - Perchè tratti così
tua figlia?
- Dunque è questo che ti ha detto.
- Questa ragazza, soggiunse, non è mia figlia, forse pensa di esserlo poichè sta in questo castello da che aveva un anno.
- Come forse saprai dal tuo villaggio spariscono quasi tutte le neonate.
- Si mi pare di ricordare di certe storie raccontate dal nonno e da mio padre, annuì Marcus.
- Le bambine non le rapisco Io, ma, mi vengono offerte in tributo dai loro genitori.
Marcus, sempre più sbalordito, chiese - come mai, non può essere vero, sei tu che le rapisci e poi le fai sparire con quel raggio luminoso.
- A parte il fatto, rispose lo stregone, che non spariscono, ma, con quel raggio le mando in un posto migliore di questo e sono tutte consenzienti, dopo aver visto la vita ed il mondo nuovo.
Nel frattempo, la ragazza portata dallo stregone, riavutasi, con dei strattoni cercava di allentare la presa e liberarsi.
- Come vedi, intervenne Marcus, lei non mi pare consenziente e poco prima quando si è proiettata alla mia finestra si lamentava del fatto che tu la tenevi prigioniera.
Il vecchio, intanto premeva un tasto sul macchinario accanto e un grande schermo si illuminò sulla parete di fronte.
- Ecco, sortì lo stregone, questo è il mondo in cui andrai.
Sullo schermo apparve una terra piena di verde, dei bimbi che giocavano sui prati pieni di fiori, ragazze che amoreggiavo e sullo sfondo tante case come Marcus non ne aveva mai visto.
All'interno delle case tutte le famiglie riunite attorno ai tavoli che mangiavano in un atmosfera lieta.
La ragazza guardava meravigliata e soggiunse - Non può esistere un mondo così, sarebbe troppo bello.
Il vecchio - Lo vedrai con i tuoi occhi se deciderai di andarci.
- Ci andrò, ma solo se questo ragazzo viene con me.
- Ma come, replicò Marcus, io son venuto fin qua per liberarti e tu, ora, mi chiedi di lasciare questa Terra per andare chissà dove.
- Tu andrai con lei, disse lo stregone, rivolgendosi a Marcus con tono minaccioso, con un gesto sciolse l'anello di luce che lo teneva prigioniero e lo mise accanto alla ragazza.
Li fece distendere su di un piano, l'uno accanto all'altra, azionò una leva e un raggio di luce colpì i loro corpi.
I corpi dei due ragazzi si illuminarono fino a scomparire completamente.
Il raggio salì verso l'alto, attraversò il tetto del castello e sparì verso il cielo nel buio della notte.
Marcus aprì gli occhi, aveva la sensazione di essere ancora disteso sul tavolo, sopra di sè tanti archi luminosi che partivano dal basso a mò di cupola, giganteschi pannelli luminosi sui quali scorrevano parole in una lingua a lui
sconosciuta.
Si alzò in piedi per cercare la sua compagna di viaggio e la vide distesa su un tavolo accanto, si avvicinò e cercò di svegliarla.
- Svegliati, disse sottovoce, hai visto il mondo migliore che ti ha promesso lo stregone, eccolo qua e non mi sembra quello che ci ha fatto vedere.
- Dove siamo, disse la ragazza, mi pare di sognare,
dove sono i prati verdi?
- A proposito, replicò Marcus, non so ancora il tuo nome, io sono Marcus, e tu?
- Mi chiamo Erika.
- Perchè mi hai fatto venire con te, io volevo aiutarti liberarti da quello stregone ed ora eccoci qui, non sappiamo neanche dove siamo.
- Sò io dove siamo, rispose Erika, guarda laggiù, il pannello luminoso, quel pianeta è la Terra.
- Cosa, vuoi dire che non stiamo più nel castello,
replicò Marcus.
Si aprì una porta.
Un grosso essere uguale al lucertolone di loro conoscenza comparve accanto a loro.
- Bene, siete arrivati, disse con voce stridula, il grosso rettile, qui il cibo comincia a scarsseggiare.
- Che vuol dire il cibo comincia a scarseggiare, disse Marcus, e dove siamo?
- Siete sull'astronave madre del popolo Gorky, a sessantamila chilometri di distanza dal vostro pianeta.
- Che cos'è un astronave?- chiese ancora Marcus.
- Sono cose strane per voi terrestri, è ancora troppo presto per voi uomini.
- E' da circa cinquemila anni che vi osserviamo e ci serviamo di voi.
- Già, ci serviamo nel senso che ci nutriamo.
- Al nostro organismo servono alcune sostanze per crescere e il vostro pianeta ne è una grande riserva.
Mentre parlava, Marcus, guardandosi intorno vide una grossa leva, simile a quella che al castello lo stregone aveva azionato per spedirli in orbita.
Con un gesto fulmineo, la spinse verso il basso ed un raggio di luce sfiorò il grosso rettile.
Prese per mano Erika e di corsa di diresse verso la porta lasciata aperta dal Gorchy.
La porta si richiuse alle loro spalle.
Si avviarono per un lungo corridoio, alle pareti tante luci lampeggiavano al loro passaggio.
- Dobbiamo trovare un posto in cui nasconderci, disse Marcus.
Erika lo seguiva.
Arrivarono in fondo al corridoio e in un angolo notarono un apertura, Marcus, tenendo sempre la ragazza per mano vi s'infilò dentro.
Strisciarono per quasi una ventina di metri quando all'improvviso, sotto di loro, videro una grande stanza.
Vi erano strani macchinari e ognuno aveva accanto una specie di sacca gelatinosa e pulsante.
- Sono i loro piccoli, disse Erika, guarda si intravede la loro forma.
- Ma a che serve quell'aggeggio accanto, chiese Marcus.
In quel momento un Gorky sotto di loro, armeggiando intorno alle uova, fece aprire lo strano macchinario.
All'interno vi era il corpo di una giovane ragazza, collegata alla macchina da tanti fili.
- Ecco a cosa serviamo, disse la ragazza, a nutrire le loro uova, altro che
mondo meraviglioso.
- Guarda Erika, disse Marcus, la ragazza è viva, ha aperto gli occhi.
Mentre pronunciava queste parole, il Gorki sotto di loro improvvisamente si volse e li vide.
Dalla sua bocca usci un sibilo acuto che si diffuse in tutto l'ambiente e subito dopo cominciarono ad arrivare altri Gorki.
Marcus ed Erika, vista la situazione, pensarono bene di nascondersi , tornarono indietro lungo il cunicolo e si infilarono in un grande tunnel che conduceva in un altra zona dell'astronave.
Sempre seminascosti osservarono l'ambiente circostante.
- Questa deve essere la zona più importante, esclamo Marcus, guarda quello deve essere il loro capo.
Un Gorki, molto più grosso degli altri sedeva al centro della vasta stanza, attorniato dai suoi seguaci, dava ordini concitatamente, ed azionava strani marchingegni.
- Forse ci stanno cercando, disse Erika, non dobbiamo farci scoprire e dobbiamo trovare il modo di liberare le altre ragazze.
- Semplice a dirsi, replicò Marcus, siamo solo in due, siamo solo dei ragazzi, come possiamo battere quei grossi lucertoloni?
- Durante la mia prigionia al castello, disse Erika, ho imparato ad usare alcuni di quei macchinari, hai visto come ti ho fatto arrivare la mia immagine.
- Dobbiamo solo trovare i macchinari giusti.
- Okai, disse Marcus, diammoci da fare.
Ripercorsero al contrario il tunnel, presero per un lungo corridoio ed arrivarono nella stanza delle uova.
Il Gorki di guardia si era allontanato, forse richiamato dal loro capo.
Erika si avvicino ad un macchinario, all'interno del quale ci stava una ragazza.
Lo aprì e cerco di disattivarlo.
- Aspetta, disse Marcus, se lo disattivi se ne accorgeranno, cerchiamo di aprirli tutti quanti poi li disattiviamo tutti insieme.
Così fecero.
Ecco, disse Erika, sembra si stiano riprendendo.
Intanto, nella sala comando il Re Gorki disponeva affinchè i due fuggittivi venissero ritrovati.
- Frugate ogni angolo della nave, non devono scappare, appena li ritroverete, portateli al mio cospetto.
- Sarà fatto, esclamarono in coro i Gorki, schierati davanti.
- Radik, disse il Re, rivolgendosi al suo vice, contatta il nostro avamposto sulla terra e chiedi come mai questi due ragazzi si trovano sulla nostra nave.
Sarà fatto, esclamò Radik.
L'assemblea si sciolse ed ognuno prese frettolosamente una direzione diversa.
Il vice, Radik, si mise in collegamento con il Gorki sulla Terra ed appurò da questi il come e quando i due ragazzi erano giunti sull'astronave e riferì al Re.
Frattanto, Marcus ed Erika avevano completato il risveglio delle prigioniere e si apprestavano con queste a nascondersi.
- Venite, disse Erika, seguiteci.
Le ragazze, in tutto quindici, si apprestavano a seguire i loro salvatori, quando, un Gorki entrò improvvisamente nella stanza.
Un sibillo acuto risuonò nella aria.
- Deve essere il loro modo di dare l'allarme, disse Marcus, presto cerchiamo di nasconderci.
Abbandonarono la stanza e si diressero a gran velocità lungo un corridoio.
Per tutto il corridoio si illuminavano strane luci e riecheggiavano i versi allarmati dei Gorki.
Arrivarono alla fine e si infilarono in un ascensore che, subito si mise in movimento e a gran velocità portò i ragazzi nella parte posteriore della nave.
- Questa deve essere la sala motori, esclamò Erika, vieni Marcus, cerchiamo il modo di sabottare questa astronave e abbandonarla.
Si diressero verso un grande pannello.
- Guarda, da qui possiamo controllare tutto il funzionamento dei motori, questo controlla i generatori e questo la propulsione.
- Va bene, ma come faremmo a far funzionare tutto questo.
- Lascia fare a me, disse Erika.
Si mise ad armeggiare intorno a quelle apparecchiature, premendo tasti, spostando alcune leve.
Marcus la guardava meravigliato.
Ad un certo punto si udì un sobbalzo, l'astronave sembrò tremare tutta, poi più nulla, la nave si era fermata.
Erika prese alcune schede e disse - Vedi con queste li abbiamo in pugno.
Non passarono alcuni minuti che nella grande sala si presentò Radik con alcuni Gorki di guardia.
- Che avete fatto, urlò , rivolgendosi a Marcus ed a Erika.
La nave è sotto il nostro controllo rispose Marcus, se volete riaverla dovete liberarci e rimandarci sulla Terra.
- Non dipende da me, sentenziò Radik, devo consultarmi con il nostro re.
Prese una trasmittente e si mise in contatto con il Re.
- Signore, hanno preso la scheda motori e si sono impadroniti della nave, in cambio vogliono la libertà, che devo fare?
- Vieni qui, rispose il Re.
Radik lasciò la sala, da solo, e si diresse verso la sala comando.
-Entra, disse il Re Gorki, come hanno fatto due terrestri a impadronirsi della nostra astronave, come sapevano dell'esistenza di una scheda motori se sulla Terra non sanno nemmeno cos'è l'energia elettrica.
- E' stata la ragazza, rispose Radik, è quella che viveva nel castello e sicuramente il nostro inviato si sarà fatto scappare qualche segreto o addirittura le abbia insegnato qualcosa.
- Questo è un errore che pagherà con la vita sentenziò il Re, manda una squadra a prelevarlo e sostituirlo, dopodichè, rinchiudilo poi vedremmo il da farsi.
- Ora pensiamo a come sbarazzarci dei terrestri e riprenderne il controllo della nave.
Io avrei un piano, disse Radik.
Lo espose al sovrano e se ne andò.
Mentre lasciava la stanza, Radik, sghignazzava.
Era un Gorki molto ambizioso Radik, per tanto tempo Vice Re, aspirava a prenderne il suo posto e forse l'arrivo di quei ragazzi era l'occasione giusta per sbarazzarsi del Re.
Arrivò nella sala motori, i ragazzi stavano ancora davanti al quadro comandi del motore.
- Allora che ha deciso il Re, chiese Erika.
Il Re acconsente alla vostra liberazione ma ad un patto, dovete prima consegnare la scheda.
-Eh, no! Esclamò Marcus, prima dovete rispedirci sulla terra, la consegneremo al Gorki del castello.
- Va bene, si può fare, seguiteci.
Un pò sulla difensiva i ragazzi seguirono Radik e le sue guardie.
Arrivarono in una grande sala, molto simile a quella delle uova.
- Ecco, disse Radik, a turno vi metteremmo sotto questi apparecchi che vi invieranno sulla Terra.
- Va bene, disse Marcus, manda prima le ragazze, io andrò per ultimo ed avrò la scheda con me.
Le ragazze, una per una, cominciarono ad essere inviate.
Arrivò il turno di Erika e Marcus.
- Noi andremmo insieme, disse Erika.
Si misero insieme sotto il macchinario e mentre un Gorki azionava la macchina un altro, improvvisamente, arrivò alle loro spalle, li strinse a sè e li portò verso Radik.
- Ora siete in mano mia, dammi la scheda, disse, mentre l'altro li teneva sotto la minaccia di un arma.
- Erika infilò una mano in una tasca interna e gli consegnò la scheda.
- Mantieni la parola del re, disse Erika, liberaci, facci raggiungere le nostre compagne.
Radik si fece una risata e disse - Non vi consiglio di raggiungere le vostre amiche, perchè non le ho mandate sulla Terra, ma bensì sul nostro pianeta.
- Vigliacco, disse Marcus, che vuoi ancora da noi?
Facendo un cenno ai Gorki, Radik li fece circondare da un anello di luce e li fece rinchiudere in una cella a ridosso della sala motori.
Si avvicinò e disse - Con questa scheda il popolo Gorki avrà un nuovo Re.
Rimasti soli, Marcus ed Erika pensarono a quanto era successo ed a quanto detto poco prima da Radik.
Intanto Radik con le sue guardie si era diretto verso la sala comando, dove fecero prigioniero il Re e fece diffondere per tutta la nave il seguente messaggio " Popolo di Gorki, il vostro Re non è riuscito a riconquistare la nave. Io solo vi sono riuscito, ora l'astronave è in mano mia, rimanete tutti
al vostro posto, ci dirigeremmo verso il nostro pianeta dove assisterete alla mia incoronazione."
Subito dopo rinchiusero il Re nella stessa cella dei ragazzi.
- Lo sapevo di non dovermi più fidare di lui, disse il Re, una volta rimasto solo con i due giovani terrestri, - Era da un pò di tempo a questa parte che lo vedevo insofferente.
- Che è successo, chiese Marcus.
- Quel traditore si è impadronito della mia astronave e vuole prendere il mio posto, ma ha fatto male i suoi conti e se mi darete una mano ragazzi, vi prometto la libertà e lasceremmo in pace il vostro pianeta.
- Come avrete visto, aggiunse il Re, noi abbiamo la capacità di trasformarci.
- Ah, si, intervenne Marcus, ho visto sulla Terra, le capacità del vostro Gorki.
- Bene, continuò il Re, ho un piano per uscire da questa cella e riprendere il controllo della nave.
Passarono alcuni minuti e si udirono delle grida provenire dalla cella.
Arrivarono due Gorki e videro Marcus che si contorceva dal dolore e chiedeva aiuto.
Entrarono speditamente e si avvicinarono a Marcus.
- Che hai? Chiesero.
- Sto male, rispose Marcus, piegandosi in due, aiutatemi.
Mentre uno dei Gorki si chinava per tirarlo sopra, improvvisamente il corpo di Marcus si ingigantì fino ad assumere le sembianze del Re, che, essendo molto più grosso dei normali Gorki, riuscì ad immobilizzarlo e costringere l'altro alla resa.
Da un angolo spuntarono fuori Marcus ed Erika che felici dell'esito della mossa del re, lo aiutarono a bloccare i due Gorki.
- Ecco, disse il Re, prendiamo queste armi e andiamo verso la sala comando.
Arrivati sul posto, il Re, puntando l'arma verso Radik disse - Ti sei mostrato per quello che sei Radik e questa è la fine che meriti.
Dall'arma parti un raggio verde che colpì Radik in pieno.
Il suo corpo sembrò liquefarsi fino a ridursi ad una massa gelatinosa sul pavimento.
Richiamò tutte le sue guardie ed ordinò l'arresto immediato di tutti quelli che avevano partecipato alla congiura.
- Bene, disse il Re, rivolgendosi ai ragazzi,ora pensiamo a voi.
Vi avevo promesso la libertà e l'avrete.
Scusate, disse Marcus, non dimenticate le ragazze che Radik ha spedito sul vostro pianeta.
- Ora provvediamo subito, disse il Re.
Fece un cenno ad un Gorki il quale, si diresse verso la sala teletrasporto e fece tornare indietro tutte le ragazze.
Marcus ed Erika si unirono alle ragazze appena rientrate.
- Vi rimanderò tutti sulla vostra Terra , aggiunse il re, libereremmo il castello della nostra presenza e ce ne andremmo per sempre.
Tutta la comitiva si portò verso la sala teletrasporto e una per una le ragazze furono rimandate sulla terra, nel castello.
- Vi ringrazio, disse Marcus, rimasto per ultimo, per tutto quello che avete fatto, penso che non ci rivedremmo più, ma con questa esperienza ho imparato molte cose che forse mi torneranno utili laggiù sulla terra.
Marcus chiuse gli occhi e quando li riaprì, due secondi dopo, si ritrovò nel castello; accanto a lui Erika e le altre ragazze.
Prese Erika per mano e disse - Che ne dici, Erika, di restare qui nel castello insieme a me?
Erika lo strinse a se.
Tutte le ragazze rientrarono felici presso le prprie famiglie.
Son passati dieci anni.
Marcus è ancora nel castello, fra macchinari e invenzioni, da dove partiva, insieme ad Erika, per nuove avventure in difesa dei più deboli.

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